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Paragrafo 7 . Instabilit politica e crisi economica.

     
Le  elezioni, svoltesi nel maggio del 1972, indicarono uno spostamento
a  destra  dell'elettorato  moderato, testimoniato  da  una  sensibile
crescita del MSI-destra nazionale. Il 26 giugno Giulio Andreotti form
un  governo  composto  da  DC, PSDI e PLI, con  appoggio  esterno  dei
repubblicani,  che  mostr subito segni di fragilit,  data  anche  la
ridotta maggioranza parlamentare su cui poteva contare. Iniziava  cos
un  periodo  reso assai complesso e drammatico dalla crisi  economica,
dagli   attacchi  alle  istituzioni  democratiche  e  da   una   grave
instabilit politica.
     
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     La  crisi  economica  era originata da cause  interne,  quali  la
conflittualit   economico-sociale,  il  calo  degli  investimenti   e
l'assenza  di  un'adeguata programmazione, cui si  aggiunse  la  crisi
monetaria   internazionale,  determinata   dalla   sospensione   della
convertibilit del dollaro in oro e dalla sua successiva svalutazione,
decise  dagli Stati Uniti nell'agosto del 1971 per favorire la ripresa
della  loro economia. I costi del lavoro, dell'energia e delle materie
prime  raggiunsero allora livelli assai elevati, cui gli  imprenditori
risposero con un aumento dei prezzi, in seguito al quale per le merci
italiane  persero  competitivit. Nel  frattempo,  l'incremento  della
spesa  pubblica  e  l'insufficienza  delle  entrate  fiscali  facevano
innalzare il deficit del bilancio dello stato.
     La  situazione  si  aggrav ulteriormente a partire  dall'ottobre
del  1973, quando, in seguito all'attacco di Egitto e Siria a Israele,
scoppi la guerra del kippur (vedi capitolo Tredici, paragrafo 2) e  i
paesi  arabi  decisero  di diminuire la produzione  di  petrolio,  che
conseguentemente aument notevolmente di prezzo. L'Italia,  dipendente
dal  Medio  Oriente  per  l'80% del suo fabbisogno  energetico,  venne
pesantemente  colpita. Il rialzo dei costi di produzione,  seguito  da
quello  dei  prezzi, determin un calo della domanda sia  interna  che
estera,  che  caus  a  sua  volta  una  caduta  della  produzione   e
dell'occupazione;   l'inflazione  aument   ancora   raggiungendo   la
percentuale  del 20% nel 1974 e crebbe anche lo squilibrio  nei  conti
con  l'estero. Per fronteggiare la crisi venne adottata  una  politica
deflattiva,  basata  sull'aggravamento  del  carico  fiscale  e  sulla
restrizione del credito, attraverso l'innalzamento del tasso di sconto
e   quindi  del  costo  del  denaro.  Nel  corso  del  1975  il  ritmo
dell'inflazione  cominci effettivamente a calare e diminu  anche  il
passivo della bilancia dei pagamenti, ma, contemporaneamente, calarono
i redditi, gli investimenti e l'occupazione.
